La Solitudine è uno stato d’animo e può essere gestita

Capita a tutti di sentirsi soli. La solitudine è uno stato psicologico che può essere accettato e valorizzato o può diventare un problema.

Capita a tutti di sentirsi soli attraverso le varie fasi della vita. La solitudine è uno stato psicologico che può essere accettato e valorizzato o può diventare un problema per cui chiedere aiuto.

Può sembrare un paradosso, ma la solitudine è una compagna per la vita. Con solitudine non si intende infatti una condizione di fatto, bensì uno stato d’animo: un conto è sentirsi soli e un altro è essere effettivamente soli, in uno stato di esclusione. Possiamo sentirci soli anche in mezzo alla gente, ma non è detto che questo succeda nel più totale isolamento. Inoltre, la solitudine non ha solo un’accezione negativa, come spesso la maggior parte delle persone sono portate a pensare, ma anche una sua valenza positiva. Quando la solitudine viene accettata, utilizzata e a volte ricercata, può diventare un’occasione molto importante e formativa per chi la vive. È proprio in questi momenti che le persone possono entrare in contatto con se stesse, con le proprie debolezze e risorse, e utilizzare la consapevolezza di ciò che davvero sono per migliorarsi e per crescere.

Una vita in solitudine?

Fin da bambini impariamo a fare i conti con la solitudine. Quando nasciamo, ci troviamo improvvisamente soli in un mondo totalmente nuovo e sconosciuto, dopo nove mesi avvolti in un ambiente caldo e protetto. Nel contatto fisico con i genitori superiamo la paura, lo smarrimento e il senso solitudine. Nel corso dell’infanzia però il senso di solitudine del bambino si ripresenta, per esempio quando si trova a dover entrare nel mondo della scuola e a interagire con i nuovi compagni e gli insegnanti, figure fino ad allora completamente sconosciute, senza poter contare direttamente sul sostegno delle figure di riferimento familiari.

Il senso di solitudine esplode solitamente durante l’adolescenza, quando il giovane si trova ad affrontare, spesso in un clima di scontro con la propria famiglia, la sua crescita personale, prendendo coscienza di essere un individuo autonomo, dentro e fuori casa. In questa fase della vita gli amici diventano il punto di riferimento principale, la fonte di sostegno e protezione maggiore. Proprio dal tradimento o dall’abbandono di questi ultimi nasce la delusione e il senso di solitudine più profondo.

Nel corso degli anni poi ci troviamo ad affrontare esperienze sempre più complesse e a stabilire relazioni sempre più intime. Sono molteplici le occasioni in cui si sperimenta il senso di solitudine; per esempio quando si entra per la prima volta nel mondo del lavoro e ci si imbatte nei colleghi, nei superiori. È facile sentirsi soli, vulnerabili e indifesi, così come quando si creano le prime relazioni di coppia adulte si può sperimentare un senso di solitudine profondo rispetto al partner.

Nell’ultima fase della vita la solitudine può diventare intollerabile e creare molta sofferenza. Sono sempre di più gli anziani che si sentono tagliati fuori dal mondo, diversi, soli e che per questo si isolano progressivamente dalla propria rete sociale, da familiari e amici, innescando un circolo vizioso che contribuisce a sviluppare forme di depressione e accelerare i processi di deterioramento cognitivo tipici di questa età. Se non viene riconosciuta e gestita in maniera funzionale e sana, la solitudine può diventare pericolosa, portarci a isolarci dagli altri e a non chiedere aiuto.

Cosa possiamo fare per combattere la solitudine?

Innanzitutto, è molto importante riconoscere questo stato d’animo e provare ad accettarlo.

In secondo luogo, è molto importante evitare di isolarsi completamente da tutto e da tutti. Spesso infatti il fatto di sentirci soli ci spinge a esserlo sempre di più: a chiuderci in casa, a rinunciare alla vita fuori e a interrompere i rapporti sociali con amici, colleghi, a volte anche familiari, o precludersi di crearne dei nuovi. Al contrario, aprirsi al mondo e accettare l’aiuto degli altri può essere un’importante fonte di sostegno e un modo per sentirci meno soli ed esclusi. Spesso le persone che vivono questa condizione hanno difficoltà a uscirne perché pensano che l’unica soluzione sia un cambiamento radicale, troppo forte, e non si sentono pronte.

In questo senso può essere utile pensare a piccoli obiettivi più facilmente raggiungibili, per arrivare gradualmente ad ottenere l’obiettivo finale. Infine se questo senso di solitudine crea un grande disagio o si avverte una grande difficoltà a gestire questa condizione, può essere utile rivolgersi a uno psicologo. Un intervento psicologico di supporto potrà aiutare la persona che soffre a riconoscere i propri bisogni, le proprie emozioni e a individuare le strategie più appropriate per affrontare questa condizione.

di Camilla Bongiovanni

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