Binge Eating Disorder

“All’inizio mangiare mi dà conforto e sollievo e mi fa sentire su di giri. Ma poi non riesco a smettere e mi abbuffo. Mangio e mangio freneticamente fino a che non sono strapiena. Alla fine mi sento in colpa e arrabbiata con me stessa.”

(Tratto dal libro “Vincere le abbuffate” di Christopher G. Fairburn).

Emotional Eating e Binge Eating Disorder

Può capitare di mangiare non per fame, ma in risposta a sentimenti, condizioni di stress ed emozioni, in particolare la rabbia. In questi casi si è di fronte a episodi di Emotional Eating, consistenti in una perdita di controllo per cui non è più il corpo a dettare cosa e quanto mangiare, bensì le emozioni vissute in quel momento. Alcune persone tendono ad abbuffarsi quando sono tristi o particolarmente annoiate, per altri invece è un modo per evitare di pensare a questioni delicate della propria vita.

Nei casi in cui le emozioni influenzano la presenza di abbuffate ripetute, si è di fronte a un vero e proprio disturbo e, in questo caso, si parla di Binge Eating Disorder (BED) o Disturbo da Alimentazione Incontrollata.

Le abbuffate hanno due caratteristiche in comune: il quantitativo di cibo assunto è percepito come eccessivo e compare la sensazione di perdita di controllo. Esse possono scatenarsi per motivi diversi, ad esempio in seguito a diete eccessivamente restrittive o nel tentativo di sedare emozioni spiacevoli, ridurre lo stress o la noia. Il problema è che dopo un’iniziale benessere, l’ abbuffata può facilmente sviluppare nell’individuo un’alterazione dell’umore in senso depressivo e una valutazione di sé negativa. La persona affetta da Binge Eating Disorder presenta un grande disagio nei confronti dell’ abbuffata e una più frequente associazione di disturbi psichiatrici, soprattutto disturbi dell’umore ed ansia.

L’ abbuffata, compiuta in uno stato simil-dissociativo di trance, fa sì che il soggetto si allontani, seppure temporaneamente, dalle difficoltà della vita che lo attanagliano. Rappresenta una sorta di imbuto in cui confluisce tutto il disagio del paziente: le sue emozioni, le sue convinzioni disfunzionali della sua incapacità di riconoscere gli stati interni e di differenziare le sensazioni fisiche dalle emozioni. Il desiderio di mangiare è vissuto come un impulso irrefrenabile placabile solo col cibo, che travolge i propositi e la volontà. In realtà, come già detto, l’ abbuffata rappresenta il sintomo, ovvero la risposta del paziente ad una variazione del proprio stato emotivo che egli non sa gestire in altro modo.

Studi su soggetti affetti da Binge Eating Disorder  hanno messo in relazione le emozioni negative con la tendenza alle abbuffate; questa relazione sarebbe più evidente nel sesso femminile seppur presente anche tra i maschi. Le emozioni coinvolte sono molteplici: ansia, tristezza, disperazione, noia e rabbia.

Tendenzialmente ogni paziente è più vulnerabile ad alcune che ad altre, ma qualsiasi stato d’animo negativo che superi la sua soggettiva soglia di tolleranza può scatenare un’ abbuffata. Il meccanismo con cui ciò avviene è complesso e ancora poco studiato, sembrerebbero coinvolte la scarsa tolleranza alle emozioni e l’incapacità di differenziarle dalle sensazioni.Le emozioni negative possono essere provocate da diverse tipologie di eventi, ruolo preponderante rivestono le difficoltà relazionali e di coppia..

Binge Eating Disorder, come intervenire? La Terapia Cognitivo-Comportamentale

Per i pazienti con Binge Eating Disorder, ma probabilmente per la maggior parte dei pazienti affetti da obesità, non è sufficiente il solo intervento nutrizionale o chirurgico, diventa indispensabile una psicoterapia ad orientamento prevalentemente cognitivo comportamentale o un percorso di educazione terapeutica per affrontare il delicato tema delle emozioni che questi pazienti in genere non riescono a gestire.

In quest’ottica, dunque, l’intervento che si propone è integrato: psicoterapeutico e medico-nutrizionale. Lo psicoterapeuta è il referente e l’elemento coordinatore. Il suo compito è di intervenire sulle aree più problematiche di quel paziente, utilizzando le strategie cognitive che ritiene più opportune nei diversi momenti della terapia.
Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2017/10/binge-eating-disorder-emozioni/

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