“Scopo della psicoterapia costruttivista è quello di aiutare
una persona a ri-costruire la propria vita senza
che essa rimanga vittima del proprio passato”
(George  Kelly)

La psicoterapia cognitivo-comportamentale è una delle più diffuse psicoterapie per la terapia di diversi disturbi psicopatologici in particolare dei disturbi dell’ansia e dell’umore.

COME AVVIENE LA VALUTAZIONE DEI PAZIENTI: Quando si comincia una terapia cognitivo- comportamentale, il terapeuta chiede di compilare alcuni questionari che servono per valutare il range di sintomi e problemi. Questi strumenti valutano la depressione, l’ansia, la rabbia, le paure, i disturbi fisici, la personalità e lo stile relazionale. Lo scopo di questa valutazione è quello di acquisire più informazioni possibili su come sta il paziente, così da comprendere velocemente quali problemi abbia (o non abbia) e quanto gravi questi siano.

 

PROGRAMMAZIONE DEL TRATTAMENTO: Paziente e terapeuta lavorano insieme per sviluppare un programma terapeutico. Questo include la frequenza degli incontri, la rilevanza di assumere farmaci o no: la diagnosi; gli obiettivi; l’acquisizione di competenze mirate; i cambiamenti che sono richiesti per modificare il modo in cui il paziente pensa, si comporta e comunica ed altri fattori…

 

COME SI STRUTTURA UNA SEDUTA: Alcuni altri tipi di terapia hanno un andamento della seduta non strutturato, mentre la terapia cognitivo- comportamentale prevede che all’inizio di ogni incontro paziente e terapeuta decidano un ordine del giorno che contenga le cosa fare. Tale “agenda” può includere la revisione delle cose dette nelle precedenti sedute, i compiti, uno o due problemi contingenti, una revisione finale di quanto appreso nella seduta attuale e i compiti per la settimana successiva. Lo scopo è quello di risolvere i problemi e non di lamentarsi solo di essi.

 

COMPITI DI AUTO-AIUTO: Esattamente come richiesto dal un personal trainer in palestra, la terapia cognitivo-comportamentale richiede che si faccia esercizio anche in mancanza del terapeuta. Ciò che si apprende nella terapia è ciò che occorre che si possieda e che diventi proprio al di fuori della terapia.
Ricerche hanno dimostrato che i pazienti che svolgono a casa i compiti dati in seduta raggiungono i risultati più in fretta e li mantengono più a lungo di chi non lo fa. I compiti di auto-aiuto possono includere il monitoraggio dell’andamento del proprio umore, dei propri pensieri e dei propri comportamenti; l’elenco delle attività svolte; la raccolta di informazioni; il cambiamento del modo in cui si comunica con gli altri e altri compiti.

 

ALTRE POSSIBILI DOMANDE…
I MIEI PROBLEMI DERIVANO DALLA MIA INFANZIA?

Parte dei problemi che uno sente di avere possono essere dovuti ai propri genitori, ai propri fratelli e ai coetanei con cui si è interagito ma la soluzione ai problemi risiede in cosa stai pensando e facendo oggi.
Tuttavia, con molti dei problemi può sembrare utile in qualche momento rivedere la loro causa iniziale così da capire come poter modificare il modo in cui attualmente si pensa ad essi.

 

I MIEI PROBLEMI SONO DOVUTI A FATTORI BIOCHIMICI?
Parte dei problemi che uno sente possono essere dovuti a fattori di ordine bio-chimico ma molti altri fattori, come il modo in cui si pensa, ci si comporta, altre cose a questi elementi correlati, così come gli eventi passati ed attuali, sono importanti. L’uso della terapia cognitivo comportamentale non esclude l’utilizzo di farmaci. Per molti disordini psichiatrici esiste una considerevole evidenza che tale tipo di terapia è efficace tanto quanto una terapia farmacologica. Per livelli di depressione e di ansia molto seri, si considera comunque opportuno associare alla psicoterapia una terapia farmacologica. Un vantaggio dell’approccio cognitivo- comportamentale risiede nel fatto che il paziente apprende a risolvere da solo i propri problemi.

 

COME FACCIO A CAPIRE CHE STO MIGLIORANDO?
Paziente e terapeuta identificano insieme degli obiettivi specifici all’inizio della terapia e questi obiettivi possono essere modificati in itinere. Così, il paziente può valutare se si sta sentendo meno depresso, meno ansioso, meno arrabbiato. Il paziente si può sentire libero di dare dei feedback al terapeuta relativi al proprio progresso. Tali feedback sono utili per concettualizzare cosa sta funzionando e cosa no.

 

Questo articolo è tratto da:
“Treatment Plans and Interventions for Depression and anxiety Disorders” by Robert L.Leahy and Stephen J. Holland. Copyright 2000 by Robert L. Leahy and Stephen J. Holland. Trad. It. Gaia Vicenzi